Tratto da www.ilfattoquotidiano.it

In tempo di crisi arriva la sanità low cost. Visite da 40 euro, ma di buona qualità.

Poliamabulatori specialistici hanno già aperto a Milano e Bologna, in concorrenza sia con il pubblico che con il privato. Spesso sono gestiti da giovani medici che si associano per risparmiare sui costi fissi. Welfare Italia, controllata da Intesa Sanpaolo, apre 25 centri

È la sanità privata sociale la nuova frontiera della salute italiana dei tempi di crisi. Visite specialistiche su appuntamento a prezzi sensibilmente inferiori alla media, tra i 40 e i 60 euro. La formula “bassi prezzi e buona qualità” è il cuore della sanità sociale, basata su poliambulatori specialistici gestiti da medici associati. Medici low cost per chi vuole una consulenza di esperti, ma non può permettersi le cifre che negli studi privati spesso non scendono sotto i 150 euro. Un trend in forte crescita che fattura già oltre dieci miliardi e le cui prospettive si consolidano a ritmi annui del 20-30 %. Cifre, queste, da far impallidire qualsiasi Pil.La riduzione dei costi delle visite e di quelli per gli esami diagnostici – nell’ordine perfino del 60 % – combinato con l’azzeramento dei tempi di attesa sono i punti di forza della nuova offerta sanitaria, che si pone in concorrenza sia con il pubblico che con il privato. Un terzo genere di prestazioni sanitarie che “allunga” la coperta sempre più corta del diritto alla salute. Oltre la crisi, la reintroduzione di pesanti ticket (in alcune Regioni arrivano a 46 euro) hanno messo le ali ai piedi alle cure dei medici low cost.

Entro il 2014, solo grazie ai “contributi” dei pazienti, il sistema sanitario dovrà ricavare il 40% dei risparmi necessari alla sostenibilità del sistema sanitario, così come congegnato. Una vera e propria mazzata che inevitabilmente si andrà a scaricare sulle spalle dei pazienti, in termini di maggiori esborsi e/o di minori servizi. Meglio prevenire. Che gli italiani abbiano modificato il proprio comportamento in materia di spese sanitarie proprio a causa della crisi economica, lo certifica lo studio effettuato dall’Istituto “Freni” Ricerche di Marketing, presentato significativamente durante la seconda edizione della “Festa del Medico di Famiglia”, svoltasi tra Toscana e Umbria. La contrazione su farmaci e visite specialistiche si attesta in Italia sull’ 11 %. Inoltre, una considerevole percentuale degli intervistati ha dichiarato di aver rinunciato a interventi chirurgici o di averli rinviati per difficoltà nel budget familiare.

Anche il Centro Studi di Economia Sanitaria, Ceis di Tor Vergata, è chiarissimo in proposito. Nel 2010, più di tre milioni di italiani hanno dovuto affrontare difficoltà economiche legate alle spese sanitarie, mentre due milioni e mezzo di persone – per lo più bambini ed anziani – hanno cancellato visite, analisi, appuntamenti dal dentista. Anche per curarsi, insomma, bisogna arrangiarsi, come lo si fa con il lavoro, l’abbigliamento, il trasporto e persino con il cibo. La strutturale riduzione dei costi che caratterizza la sanità sociale non influisce, però, automaticamente sulla qualità della prestazione medica. La sanità privata sociale, infatti, è spesso gestita da giovani “Doctor House” associati che rispettano precisi protocolli di qualità. Associandosi, si risparmia sulle spese di gestione e i costi finali vengono abbattuti. L’economia di scala permette la sanità abbordabile e Ippocrate è salvo.

A Milano sono attivi due centri ginecologici in pieno centro. A Bergamo, invece, sono in funzione due ambulatori odontoiatrici, mentre a Firenze è possibile una consulenza ed una visita vascolare con ecodoppler. Si tratta solo di un assaggio. Entro la fine dell’anno, saranno venticinque gli ambulatori polispecialistici in tutt’Italia, riconducibili a Welfare Italia, con Intesa Sanpaolo e il Gruppo di Banche popolari primi azionisti. Nella maggior parte dei casi, la prenotazione avviene senza l’impegnativa del medico di base, segue la visita (la prima, a volte, può essere gratuita) o l’esame diagnostico di cui si ha bisogno. La prenotazione avviene tramite numero verde o online. Alla fine, nulla cambia, se non l’onorario che viene corrisposto al medico.

Fondamentale il ruolo che tali prestazioni mediche possono svolgere in settori non coperti dal Servizio sanitario Nazionale, come le cure mediche e la psicoterapia, ambiti dove oltre il 90 % degli italiani si rivolge al privato. Per nulla d’accordo con le visite low cost, il sindacato medici Anaao-Assomed che pone un problema di appropriatezza della prestazione medica e della qualità professionale. Un mercato ispirato alla deregulation, parallelo, meno costoso all’apparenza, ma che può produrre un gigantesco circuito di accertamenti e prestazioni non verificabili. Intanto, tra tagli, interminabili liste di attesa, ticket, i cittadini saranno sempre più obbligati a curarsi low cost.

di Eduardo Meligrana

da Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2011

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